I compagni di scuola del

Liceo Scientifico Mercalli a Napoli.

Anni 1961 - 1967! (home)

Ricordi corsari . .

Rosa E.

IL COMPAGNO "MANOVELLEN"
E' ben noto ai "tedeschi" della VB che la prof. Zaniboni era una persona che conosceva il tedesco alla perfezione e forse sarebbe stata anche un'ottima insegnante se non fosse stata sorda come una campana e anche di più. Per i "francesi" che non ne avessero mai sentito parlare basta dirvi come avvenivano le interrogazioni. Praticamente l'andamento dell'interrogazione dipendeva solo dalla bravura dei compagni da posto che dovevano riuscire a ritrovare in brevissimo tempo sul libro le risposte. A chi riusciva per primo era poi sufficiente leggerle quasi ad alta voce, debitamente nascosto dietro qualcuno e questo qualcuno spesso era lo stesso interrogato. Infatti, spesso, l'amico del cuore dell'interrogato si sedeva apposta al primo banco perché il suggerimento fosse più diretto. Le domande e le risposte erano ovviamente in tedesco e quindi non era facilissimo far funzionare bene questo telefono senza fili. A volte l'interrogato capiva male le parole e la prof. correggeva pensando fosse un difetto di pronuncia.
E ora eccovi l'aneddoto. Credo che tutti ricordiate che le tapparelle delle finestre venivano mosse con delle manovelle di ferro belle grandi e non con il classico nastro. Ma forse non lo ricordate perché in fondo è poco significativo, io lo ricordo perfettamente grazie a quanto successe una volta nell'ora di tedesco.
Il bidello, quello magro e bruno che, se non ricordo male, aveva una mano offesa, entrò dalla porta e chiese alla Zaniboni se in aula ci fosse la manovella. La Zaniboni iniziò a sfogliare il registro con molta attenzione e quando ebbe finito rispose convinta: No, non c'è.
Non abbiamo mai saputo cosa stesse cercando perché il bidello ringraziò e se ne andò. Quello che successe in aula ve lo lascio immaginare. Stavamo per scoppiare tutti e non sapevamo più dove nasconderci per ridere liberamente
.

Deli C.

TI TO TUE, TI TO TRE!
Vi scrivo per ricordare anche io il prof. Sellitto (si chiamava Palmerino vero?), il famoso:”ti to due, ti to tre!”
Voi ricordate l’episodio in aula di scienze mentre guardavamo delle pietre prese dalle vetrinette, rigorosamente separati uomini a destra e donne a sinistra e ci scambiavamo le pietre fra un gruppo e l’altro ed io passai un pezzo di pietra del pavimento a Grazia Pisapia, la quale ingenuamente vedendolo senza etichetta chiese al prof. Sellitto cosa fosse?
Il prof. se lo girò un poco fra le mani mormorando:”Strano, senza etichetta, sembrerebbe del travertino”.
Poi notando il cemento esclamò:”Ma questo è un pezzo do pavimento, cà ce stanno i galantuomini”. E si girò verso di noi maschi beccando di faccia solo me che ridevo perché tutti gli altri si erano giranti ed allontanati per tempo.
E le risate che ci facemmo in ospedale quando andammo a trovarlo con Nico Bettin e ci raccontò dell’incidente avuto mentre portava del vino dalla campagna a casa e quando con la Fiat 600 capovolta e la damigiana di vino rotta aveva chiesto aiuto ad una vecchia e questa per tutta risposta gli aveva detto: “Statte zitto ‘mbriacò!”
Io ho ancora la mente piena di ricordi di quegli anni, degli scherzi terribili che facevamo, di Antonio D’Amore che durante le lezioni di tedesco della Zaniboni ogni volta che questa esclamava: “Jawoll!” lui gridava (lei era sorda): “E votta a pasta!” e noi che lacrimavamo per le risate cercando di restare immobili.
Mi piacerebbe sapere come stanno anche tanti altri.
Vi ricordo che sul mio sito www.delicarbonari.it ho messo alcune vecchie foto al link http://www.delicarbonari.it/FotoCompagniScuola/CompagniScuola.htm ed alcune della festa di Dario al link http://www.delicarbonari.it/Rivival.htm e se avete altre foto inviatemele così le metto sul sito per il piacere di tutti.
Ciao
Deli

Silvio De S.

VATTENNE 'MBRIACO'
Sellitto arriva in classe con evidenti segni di fratture ed ecchimosi varie. Alla nostra richiesta di spiegazioni dispiega il seguente racconto in puro stile "sellittesco":
Sapete com'e`, a tutti piace bere un bicchiere di vino buono ogni tanto, e per procurarmelo io vado in campagna dove conosco a uno che me ne fornisce una damigiana. L'altro giorno mi sono accorto che il vino stava finendo, e cosi` mi sono detto: dovrei andare in campagna, vediamo se posso andare in campagna, andiamo in campagna!
Mi reco con la mia macchina in questo paese, carico la damigiana e mi avvio verso casa. E` sera e non si vede un granché`, vedo due luci distanziate e penso: saranno doie biciclette, 'mo ce passo mmiezo..... era 'nu camion! Mentre stavo li` mezzo morto a starnazzare con il vino della damigiana ormai versato per la strada, vedo una donna e le dico: buona donna, aiutatemi! e lei di rimando: va vattenne 'mbriaco'!

Antonio D'A.

INCONTRO A MARE.
Ciao Consiglia e benvenuta nel "nostro club" . Quanta fatica per ricostruire questo nostro gruppo, ma quante soddisfazioni! Tutto grazie ad un mastino di nome Clelia, (affiancata da un segugio come Paolo), alla quale è bastato "annusare oggetti appartenuti a ciascuno di noi" e il gioco è fatto. E che dire del tuo "ingresso" ? Io purtroppo non ho lo "scilinguagnolo" di Pierluigi, che con questo suo messaggio ha già detto tutto e bene. Mi limito a rievocare un caro ricordo di quegli anni mercalliani.
Era l'inizio dell'estate di non so bene quale dei 5 anni del liceo ed ero uscito in mare con il mio canotto da 2 metri (stazza 4,5 kg più 200 grammi di remi) per andare a pescare un po’ di cozze in una piccola insenatura tra Baia e Capo Miseno . Mi stavo da poco asciugando dentro la mia "imbarcazione" quando sentii una voce, che mi chiamava : una voce di donna lontana , proveniente dall'alto del cielo e pensai "vuoi vedere che sono annegato e non me ne sono neanche accorto". Ma quella voce insisteva . Mi guardai intorno , sempre verso il cielo e vidi la tua figura appoggiata al parapetto di una specie di nave , che dalla mia postazione, praticamente sul livello del mare se non qualche centimetro al di sotto, appariva grande quanto un edificio a 7 piani e sul cui fianco spiccava a grandi lettere la scritta "Mariaconsiglio". Eri tu, che mi avevi riconosciuto da lassù e mi chiamavi . Ti ho salutato e tu mi hai chiesto cosa facessi da quelle parti. Avrei tanto voluto dirti che avevo attraccato il mio panfilo ad alcune miglia dalla costa, dietro il promontorio di Miseno ed avevo raggiunto quella caletta con il mio "gommone" , per ispezionare i fondali . Ma il mezzo da sbarco su cui mi trovavo in quel momento non lasciava scampo e così mi sono limitato a rispondere che stavo pescando un po’ di cozze . Tutto qui! Te lo ricordi ? Sono felice che ti sei aggiunta a noi e spero proprio che ci si riveda tutti al più presto.
Un abbraccio a tutti
Antonio

Deli C.

DIABOLIK HA COLPITO ANCORA!
Hai paura che ci potevamo scordare di te? Impossibile! Ti ho pensato molto più spesso di quanto tu possa immaginare in questi anni ed avrei sempre voluto chiederti scusa perché dovevo essere davvero insopportabile!
Non ricordo più quante volte ti ho fregato la colazione, quelle fantastiche baguettes croccanti con burro e prosciutto crudo ed i bigliettini che ti lasciavo dentro con la scritta "Diabolik ha colpito ancora!".
Meno male che eri timida come dici tu o troppo educata come dico io e non mi hai mai picchiato!
Approfitto dell'occasione per chiederti scusa adesso, d'altro canto la mia era probabilmente già allora una fame nervosa se poi sono ingrassato fino al punto in cui sono adesso.
Io ho un sito www.delicarbonari.it ed ho messo alcune foto di ieri e di oggi ai link http://www.delicarbonari.it/FotoCompagniScuola/CompagniScuola.htm e http://www.delicarbonari.it/Rivival.htm e spero proprio che ti farà piacere vederle.
Sarei lieto che si facesse un’altra festa – meeting a Napoli e cercherei senz’altro di venire, questa volta.
Intanto piacere di averti ritrovata e ti lascio un saluto affettuoso
Deli

Clara B.

I VERMI di Clara B.
Non ricordo in quale anno scolastico ma scioperammo per una settimana per le bombe dei separatisti in Alto Adige; andammo a protestare al Consolato d'Austria, la qual cosa, ricordo, mi emozionò abbastanza.
Sempre relativamente agli scioperi, ricordo la interiorizzazione del concetto di "verme", non l'eroico lombrico.
C'era un ragazzo più grande, non della nostra classe, di cui ricordo ancora il cognome, che in occasione degli scioperi arringava dal muretto, spingendoci, vivacemente, allo sciopero.
Un giorno entrai, non ricordo se per partacce casalinghe o per dematteisiana paura o entrambi, e vidi il suddetto biondo, che ripeto era della B ma di classe più avanzata della nostra, in melliflua conversazione con la prof: non aveva scioperato, forse non aveva mai scioperato visto la considerazione in cui lo teneva la prof.
Conclusione? Da allora riconosco abbastanza facilmente i vermi!

Antonio D'A.

ANTONIO E IL BOMBARDAMENTO CON LE SCARPE
Ero iscritto al corso di Tedesco, ma nella nostra classe c'era anche il gruppo di Francese e quando c'era la lezione di lingua straniera, ci dividevamo in due aule diverse.
Una specie di maledizione germanica si era abbattuta su di me, da quando mio padre andò ad iscrivermi al II° anno di scuole medie a Napoli (forse non lo sapevate, ma il sottoscritto non è napoletano DOC: proviene dall’Irpinia, terra di lupi e si trasferisce a Napoli con la famiglia nel 1953, nel granducato di Fuorigrotta). Mio padre, dicevo, va ad iscriver mi e sceglie come lingua straniera, l'inglese, ma gli dicono: è rimasto solo il tedesco! prendere o lasciare. E mio padre "prendo!". Ma io sono furibondo con lui, perché il tedesco è l’ultima lingua che avrei voluto studiare. Vada per il tedesco anche al liceo, dove da buon anti-ariano (qualcuno dei miei compagni di classe mi chiamava Lumumba, per via del mio colorito bronzeo-cupo) vado in conflitto con la professoressa Zaniboni, la quale decide che, per il bene dell'umanità, mi deve rimandare. Io, in risposta, le mando doppia maledizione, giacché, oltre a dover studiare tedesco l’estate, mi sono preso un sacco di botte da mio padre. Vi racconto come andarono le cose. Facevo spesso casino durante l’ora di tedesco e la professoressa mi cacciava spesso e volentieri dall’aula: anzi negli ultimi tempi avveniva tutto in automatico. Entrava lei ed uscivo io, scambiandoci una sorte di saluto/assenso, segno di reciproco compiacimento. Nella pagella del I° trimestre prendo 3 allo scritto e quattro all’orale. Conoscendo papà, che è un tipo molto sanguigno, non potevo mostrargli quei due voti: sarebbe stato come mettere da solo la testa sotto la ghigliottina. Ho alterato il voto sulla pagella (ho lavorato sodo due giorni, chiuso nella mia stanzetta per ore intere, tanto che mamma si è preoccupata per il mio stato di salute. In questa maratona di due giorni ho preparato due quadratini perfetti, con i voti in tedesco modificati: 4 allo scritto e 5 all’orale. Li ho appiccicati sopra i voti reali, ma in modo che si potessero staccare all'occorrenza. Poi la mattina ho fatto vedere la pagella modificata ai miei, mentre erano ancora a letto "dormicchianti", dicendo che dovevo subito restituirla in segreteria: non hanno fiutato l'inganno (il fieto del miccio, come si dice a Napoli!). Papà mi ha tirato comunque le orecchie, ma con molto meno energia che se avesse letto i voti veri, cioè 3 e 4. Gli ho promesso che al secondo trimestre avrei recuperato ed il 4+5 si sarebbero trasformati in 5+6 e alla fine dell’anno in 6+6. Al secondo trimestre invece tutto rimane fermo come al primo e la Zaniboni manda una cartolina a casa, a mia insaputa e invita i genitori a colloquio. Lei parla con papà: “vostro figlio al primo trimestre ha preso 3 e 4 (intanto quando ho consegnato la pagella, avevo staccati i due quadratini coi voti falsi e tutto era tornato a posto). E papà: “no, mi ha portato la pagella con 4 e 5”. Insomma dopo un bel tira e molla, la professoressa va a prendere la pagella e la mostra orgogliosa al mio genitore, che, avendo capito il mio trucco, finge di ricordare male, riproponendosi di farmela pagare a suon di schiaffi, una volta a casa. Quando sono tornato a casa, dopo le lezioni, mi è venuto ad aprire la porta e mi ha chiesto a bruciapelo: “quanto hai preso in tedesco al I° trimestre? " Ed io, la pelle d’oca per tutto il corpo, ho risposto dopo un po’ di esitazione: “4 e 5“. E qui il primo schiaffo; al quarto ho confessato e sono scappato nel bagno, chiudendomi dentro a chiave, sicuro che ci sarebbe stato un secondo assalto. Ma sono caduto in una trappola militare: mio padre da dietro la porta mi teneva impegnato in una discussione che voleva essere "amichevole" del tipo: "apri, non ti faccio nulla, ti perdono, l'importante che tu da oggi ti applichi seriamente". Ed io "papà, ti conosco bene, se io apro la porta, sono mazzate" . Intanto che io ed il "nemico" ci scambiavamo queste battute (io con l'orecchio incollato alla porta e l'occhio al buco della serratura per osservare bene i gesti minacciosi di mio padre), mia madre si era presidiata fuori al balcone, aveva raccolto dai mobili un pò di scarpe e scarponi, li aveva adagiati sulla finestrella del bagno, senza fare rumore e di là ha cominciato il lancio sulla mia testa. Così imparai come si conduce un assedio ad una roccaforte. L'unica soddisfazione fu che se i miei volevano veramente andare al bagno, dovevano scendere a patti con me, o sfondare la porta. Ho mandato tante di quelle maledizioni alla mia professoressa, che ho saputo, dopo la maturità, che era morta di tumore al seno. Ma lei da lassù ha continuato a colpirmi: sapete, quando sono stato assunto nel mio primo lavoro, dove mi ha spedito per due anni l’azienda, a fare esperienza? A Francoforte sul Meno, Germania occidentale (siamo nell'autunno del 1978: allora c’era ancora il muro tra le due Germanie).
Il giorno in cui misi piede sul territorio crucco, un mio collega mi accompagnò in una pensione, gestita da un donnone, tipo la comandante del lager nazista nel film Pasqualino settebellezze, con Giancarlo Giannini. La quale non parlava, ma tuonava in tedesco ed io non ci capivo una parola. Andai a dormire sperando di risvegliarmi nel mio letto di casa a Napoli: ma fuori alla mia porta, alle 7 del giorno dopo il solito tuono minacciò qualcosa: andai ad aprire e vidi questo armadio a tre ante travestito da donna che teneva in mano un vassoio con la colazione grande quanto una scrivania. Quindi sono stato scaraventato in mezzo ai lupi tedeschi. Puntualissimo negli appuntamenti. Ligio agli orari di lavoro (e qui è stata dura perché, i miei colleghi alle 17.00 in punto chiudevano le scrivanie e se ne andavano a casa. Una volta mi hanno chiuso a chiave nell’ufficio e sono andati via; non si erano accorti che stavo dentro uno stanzino a farmi un po’ di caffè napoletano e non avevo le chiavi dell’ufficio, per aprirlo dall’interno. Ho dovuto aspettare che venisse l’impresa di pulizie. E pure loro mi hanno guardato storto, perché quando loro arrivano in un ufficio a fare le pulizie, “ "bitte, tutti impiegati dofere stare raus (fuori dalle scatole)”.

Antonio D'A.

LA CARISSIMA FLORA:
Molti di questi ricordi sono stati già trattati nella corrispondenza e-mail fino ad oggi intercorsa coi miei compagni di liceo. Si tratta di recuperarli e inserirli in questa scheda . Ne riporto uno a titolo di esempio:
Il Bignami
Correva l’anno in cui la nostra professoressa De Matteis affrontava il capitolo della storia del periodo delle Signorie , Comuni e Principati, un’era , per la quale io ho sempre nutrito un’ antipatia irrefrenabile. Ma sapete che ,a molti anni di distanza dagli esami di licenza , sognavo ancora , di notte, di essere interrogato su questi argomenti da quella specie di suora vestita di grigio topo , con un ghigno satanico dipinto sul viso , perché lei già in partenza sapeva che non avevo studiato? Ricordo che eravamo alla fine di maggio ed ero stato interrogato dal “ grigio topo” , prendendo uno striminzito 6 , un voto che mi avrebbe assicurato la promozione in storia , unico neo nella mia pagella. Mi sentivo la promozione in tasca ed ho marinato la scuola ,andandomene a godere il sole ed il mare sugli scogli di Marechiaro. Il “grigio topo” andò avanti con la spiegazione di nuovi argomenti di storia del periodo “tanto amato dagli italiani” e mi mandò, sugli scogli di Marechiaro, un suo messaggero, il mio compagno di classe Caropreso , ad avvertirmi , che se , non tornavo a scuola, mi rimandava in storia. Sono tornato l’ultimo giorno tra i banchi , giusto per farle sentire che io “c’ero! E lei (il grigio topo) cosa fa? Organizza in mio onore un compitino in classe sugli argomenti della sue ultime spiegazioni. Ed io non sapevo niente ! L’allora mio compagno di merenda, nonché di banco, Agostino Nuzzolo, si era portato il Bignami e cominciò a copiare a tutto spiano, mentre , in cambio di una mia sbirciatina, quando lui avrebbe finito, gli organizzavo il servizio di avvistamento ed allertamento (il grigio topo ogni tanto passava tra i banchi) assicurandosi che nessuno tentasse il colpaccio). Quando Agostino finì la sua “opera” e mi consegnò il Bignami , eravamo a soli 10 minuti dalla fine del compito e mi rimaneva così poco tempo dalla sua consegna, che mi tuffai nella lettura . Fu un istante: il grigio topo era arrivata da dietro, al mio fianco, così che non potessi vederla e mi strappò dalle mani il Bignami, ne lesse la copertina e inorridita commentò: il Bignami, delle scuole medie!!! D’amore, tu tornerai a settembre! Che potevo dire a mia discolpa: che quello me lo aveva passato Agostino, e così a settembre finivamo in due e ce le saremmo suonate di santa ragione per tutta l’estate? Passai il mese di luglio ed agosto a studiare le Signorie .. etc. ed a settembre andare a dare l’esame di riparazione. Ero preparatissimo e lei se ne era accorta; mi chiese sarcastica “hai studiato anche stavolta sul Bignami?” ed io “no, piuttosto avrei messo il braccio destro sul braciere ardente”.
.

Deli C..

BEGLI ANNI!
Sono stati anni di sommo divertimento!
Ero viziato da mio padre ed ho avuto prima il ciclomotore e dopo la Vespa 125, ve la ricordate?
Ho avuto una carriera scolastica pessima: dalla prima media alla maturità io sono stato promosso a giugno solo due volte, in terza media ed in quinta liceo; sono stato rimandato tutti gli anni in una o più materie; sono stato bocciato due volte, al primo liceo scientifico ed al terzo liceo scientifico.
Ancora non so perché andassi così male a scuola, io ho sempre letto moltissimo, le materie che mi piacevano di più erano filosofia, scienze ed fisica ed ero uno dei pochi che leggeva libri di filosofia e scienze. Il primo lavoro che ho fatto dopo gli esami è stato quello di dare ripetizioni di scienze e la prima lingua che ho parlato correntemente, anche se oggi ricordo poco per mancanza di pratica, è stato il tedesco appreso a scuola. Oggi me la cavo di più con l’inglese ed il francese.
Vorrei ricordare alcuni dei nostri professori terribili:
- Palmerino Sellitto di scienze. “Ti tò uno, ti tò due, ti tò tre” erano le sue espressioni preferite. Era il terrore, le lezioni a volte chiare ed a volte incomprensibili, eravamo in sua completa balìa. Glie ne ho fatti di scherzi, oltre a quello delle scambio delle pietre;
- Flora De Matteis di filosofia e storia. Io avevo uno zio che amavo tantissimo ed insegnava le stesse materie e lo stavo ad ascoltare per ore, le sue lezioni erano fantastiche e ti faceva rivivere i secoli nel loro complesso parlando di scienze, filosofia e storia e mostrandoti come tutto in Europa avesse uno sviluppo comune e correlato. Della De Matteis cosa si può dire? Ci terrorizzava e ci addormentava con le sue lezioni. Ricordo quando a fine scuola, appena prima delle vacanze, gli misi due fialette puzzolenti fissate con lo scotch sotto la sedia e lei entrò, si sedette, si sentì prima il crac e subito dopo la puzza delle fialette e lei, senza battere ciglio, fece chiudere le finestre malgrado il caldo e ci fece una lezione di un’ora sugli stoici stracciandoci l’anima e tutto il resto.
- Grazia Spena di matematica e fisica. La santa donna, si sapeva che di notte andava in giro ad aiutare le prostitute e di giorno scassava i “cabasisi” a noi poveri studenti con lezioni incomprensibili. Io ancora oggi ricordo a memoria ed applico alcune leggi di fisica relative al tempo od alla velocità od alle leve od alle carrucole, ma ricordo che lei non ci ha mai fatto fare un solo esempio pratico di applicazione di quello che studiavamo e che invece era così strettamente correlato alla nostra vita quotidiana.
- Iammarino di disegno. Altro prof che ci terrorizzava, ma almeno era simpatico. Ricordo la sua imitazione di me e Nico in Vespa che correvamo verso i Damiani durante un filone e lui ci aveva incrociati. E ricordo pure lo sfottò per il mio nome quando diceva “Ho visto Delin-Delon sulla sua Vespa!”.
- il prof. di lettere Orsini?, forse gay, delicato e gentile, è in una delle foto sul sito, faceva lezioni così noiose. Scrisse un libro che comprai ed era uno delirio di dolcezza, c’erano due pagine di descrizione credo su un gelato alla fragola e nemmeno facevano venire voglia di provarlo. Era il parlare e scrivere forbito e fine a sé stesso, non per esprimere ma solo per far vedere di essere colti.
- un prof di lettere provvisorio, giovane e con basettoni, non ricordo il nome se non che finiva con la “s”, ma ricordo che ci insegnò il termine “coventrizzare”. Si trattava di un termine desunto da un bombardamento avvenuto a Coventry che fu rasa al suolo durante la guerra e che era quello che minacciava sempre di fare a noi.
- la Zaniboni di tedesco. Era completamente sorda, lezioni e letture incomprensibili, 5 anni di studio di regole grammaticali e quasi nessuna conversazione in tedesco. Non sentiva ma ci vedeva benissimo, potevamo parlare con voce quasi normale e non se ne accorgeva, ma se ti muovevi ti fulminava. Io ricordo lo stare fermi facendo battute a ripetizione, sussultando con le spalle e lacrimando per il gran ridere. Storica la battuta di Antonio sul “Jawoll!” della prof con il suo”E votta a pasta!”.
Io credo di essere stato un alunno terribile, di quelli da fucilare, stavo sempre dietro fra gli ultimi, ridevo e facevo casino continuamente con battute e scherzi e motti di ogni genere. Credo che mi avranno odiato, per fortuna non hanno mai parlato apertamente, allora la forma aveva la sua importanza.
So che subito dopo di noi è arrivata la contestazione e che gli studenti che ci hanno seguito gli hanno dato del vero filo da torcere e ci hanno abbondantemente vendicato. Di certo so che i prof smisero di terrorizzare gli alunni nel breve volgere di un anno.
Mi piacerebbe continuare ricordando almeno una parte degli infiniti filoni che facevamo.
Ricordo un cinema piccolissimo al museo dove facevano film pessimi, che poi è diventato d’essay, dove il bagno era appena sotto lo schermo e pieno di un odore terribile di creosoto e dove quando qualcuno entrava in bagno c’era sempre un altro che gridava minaccioso dal fondo della sala ”E chiure ‘a porta ro cesso!”
C’era anche il Mignon, altro cinema da filone e sempre affollatissimo, e poi c’era il bar Miranapoli a via Orazio dove andavamo a sederci ascoltando emozionati e depressi il juke-box con Patty Pravo che cantava “Ragazzo triste come me”
E c’erano i filoni in Vespa ai Damiani od a Sorrento, le pizze a Porta Alba, il mercatino degli stracci a Resina, le vasche a Via de I Mille e sotto il liceo classico fino alle pizzette pessime nella panetteria sotto scuola ed i panini fantastici che preparavano a Consiglia da casa.


TORNA ALLA

HOME PAGE